Partendo da Mammola, gli escursionisti, radunatosi
presso gli svincoli della Superstrada Jonio-Tirreno, sotto gli archi monumentali
dell'ex-ferrovia Calabro-Lucana, si diriggono verso il Fiume Torbido percorrendo
un caratteristico ponte a sella d'asino sul Chiaro, pavimentato a pietra di
fiume su struttura di ferro. Anche il Torbido si attraversa, vista l'ampiezza
del suo letto, tramite un lungo ponte su grandi piloni di cemento per poi affrontare la
leggera salita della contrada Celano, dolce collina di ulivi (Grossa
di Mammola o Mammolese) fino ad arrivare al bivio Santa Venere (Antico
insediamento monastico Basiliano) da dove si può già ammirare
una panoramica di tutta la Vallata del Torbido fino al mare Jonio. Sullo sfondo
verso la montagna il centro storico di Mammola.
A questo punto s'intraprende la strada a sinistra,
in leggera discesa che attraversando il borgo rurale San Filippo, girandoa
destra si raggiunge il torrente Zarapotamo, dalle acque chiare e tranquille
tento da stimolare gli escursionisti al rifornimento di acqua per dissetarsi.
Scavalcando un piccolo ponte di legno sul torrente ci s'incammina su un viottolo
che allargandosi man mano e salendo gradualmente porta in contrada Acone,
passando per i piani di Rodinella, destinati alla coltivazione
grano, orzo, segale (jermanu).
Arrivati in cima alla collina s'incrocia la strada
della frazioni la provinciale Marcinà - Stalletti che costeggia
a valle, per un notevole tratto, le pendici del Monte Scifo. La strada percorsa
fino a questo punto è stata ricostruita ed ampliata seguendo in massima
parte il tracciato dell'antica mulattiera che da Mammola portava ai Borghi
delle Frazioni e proseguiva per Siderno Superiore, Agnana, Canolo e Gerace.
Monte Scifo, si può ammirare da qualunque
punto d'osservazione della Locride, con lo sguardo verso l'interno, appare
alto e lungo di colore tufaceo, simile ad una grande balena, il Monte è
la massima altura prospiciente al mare.
Sotto la magnifica ed imponente altura è
sita la frazione Chiusa, uno dei Borghi rurali più affascinante,antico
e ben conservato della Calabria, meta tutto l'anno, in particolare nel periodo
estivo di numerosi visitatori tedeschi. Si salutano le poche famiglie che
abitano nel Borgo e s'inizia la visita per le caratteristiche strette viuzze
(vinejuzzi), per ammirare le bellezze delle piccole case una attaccata all'altra
di colore tufo costruite attorno a piccole corti comuni, dalla facciata semplice
con graziosi balconcini spesso adornati dal rosso rubino dei peperoncini appesi
ad essiccare.
Dopo aver effetttuato la breve visita, con lo zaino in spalla si riparte per
l'escursione tornando sui propri passi in direzione della frazione Acone per
prendere la strada di Tripitita che aggira dal basso il Monte Scifo.Si
percorre la comoda sterrata fino a giungere al sentiero che cominciando a
salire prima dolcemente e poi sempre più irto porta fino in cima.
Da quì s'inizia a godere di un panorama
stupendo. Lo sguardo può spaziare a 360 gradi per ammirare una grande
parte di territorio che include lo Zomaro, Canolo, Le Dolomiti del Sud,
Gerace, Tre Pizzi, e gran parte della costa jonica reggina: Roccella
Jonica, Siderno, Locri. Davanti a noi la montagna tufacea di colore bianco
si divide in una biforcazione dando vita ad una ampia vallata (del Torbido)
che comprende Mammola, Grotteria, San Giovanni di Gerace, Martone, Gioiosa
Jonica, Marina di Gioiosa Jonica che chiude in riva allo Jonio.
Si continua a camminare sul crinale della montagna,
prestando, d'ora in poi, molta attanzione in alcuni punti abbastanza critici,
resi tali dalla conformazione del terreno costituito prevalentemente di arenaria,
quindi molto sdrucciolevole. Si prosegue sino ad arrivare ad una biforcazione
dove si continuerà sulla sinistra costeggiando il crinale fino in cima.
Quì finalmente si potrà fare una sosta e consumando una leggera
colazione a sacco ammirare megli il panorama di prima al quale si è
aggiunta un'altra parte della costa jonica reggina: Ardore, Bovalino, Bianco,
sino ad arrivare, se la giornata è limpida, a Capo Spartivento. Particolare
bellezza assumono le bianche cime del Monte Scifo nelle prime ore mattutine
e serali quando all'alba ed al tramonto li tinge di color ruggine. Quì
gli amatori della fotografia possono sbizzarrirsi a ritrarre particolari della
montagna stessa e ampi e unici scorsi panoramici che per l'altezza della posizione
assumono aspetti da veduta aerea. Suggestiva, guardando in basso,
è la veduta dello stesso borgo della Chiusa con il gioco di tetti delle
casine che sembra un presepe in lontananza.
Le fiancate della montagna, rigogliose di fresca
erba, sono quotidianamente frequentate dai numerosi greggi di ovini e caprini
custoditi da pastori delle frazioni vicine (Chiusa, Aspalmo)
Il tragitto prosegue poi in direzione ovest superando
quattro piccole valli per poi iniziare il ritorno verso il punto di partenza
e scendendo costeggiando in basso il lato ovest della montagna in direzione
di Aspalmo altre contrada del Comune di Mammola. Con le case disposte in maniera
sparsa anche questa frazione ha subito negli anni un notevole spopolamento.
Nella zona si trovano sei Frazioni denominate Aspalmo di cui ricadono, tre
nel Comune di Mammola (Aspalmo, Aspalmo Feudo e Aspalmo inferiore), due a
Grotteria (Aspalmo Feudo e Inferiore), una a Siderno (Aspalmo di Salvi o di
Siderno). Bisognerà oltrepassare tutta l'abitato della frazione per
aggirare la parte finale del monte Scifo caratterizzata da una estesa pineta
che sembra un'enorme ciuffo vegetale sulla criniera di un grosso giurassico
animale. E tornare poi dalla parte della Chiusa percorrendo la strada ai piedi
dell'imponente montagna e completare ad anello il tragitto iniziato in prossimita
del borgo (Rotonda).
Per gli escursionisti che volessero percorrere soltanto
l'itinerario sul Monte Scifo si consiglia di raggiungere la Frazione Chiusa
con l'automobile, lasciandola poi nell'ampio parcheggio della rotonda della
stesssa frazione e proseguendo a piedi per il viottolo prima descritto.
Frazione
Chiusa e Monte Scifo
La frazione Chiusa prende il nome dalla sua posizione
topografica. Infatti è un villaggio chiuso dal torrente ad est e dal
colle Scifo a nord, che la sovrasta e l'opprime con le sue ombre.
Di origine incerta, non di antica fondazione, è
un insediamento rurale di di tipo mediovale caratterizzato dalle strada strettissime
che si percorrono solo a piedi, e dalle case piccole e costruite con materiali
del luogo. Sorge sul pendio dello Scifo, il cui etimo trarrebbe
la sua origine, secondo la tradizione, dalla forma del recipiente di legno
dove vengono pelati i maiali o dall'etimo ebraico "scifo" = nudo,
senza vegetazione.
Sulla cima dell'amba tabulare pliocenica furono rinvenuti reperti
archeologici, com e monete, armi, e cocci di vaaasellame d'argilla. Esistono
ancora tracce e ruderi di tombe dove furono rinvenuti resti umani, testimoniantiuna
antica comunità di incerta origine.
Nel territorio di Chiusa, e precisamente a valle, si può
osservare ancora una grotta ampia e profonda detta "dei monaci",
che la tradizione fa risalire a molti secoli addietro, e intorno ad essa si
narrano molte leggende popolari, com e quella del tesoro nascosto "vincolato",
e di un misterioso canto salmodico di monaci nelle notti estive.
Dallo studio dei resti archeologici, si ritiene che sul monte
Scifo sia esistito un villaggio indigeno dell'età del ferro (XI-VII
sec A.C.). Esistono tracce di un complesso edilizio rudimentale, costituito
da capanne in pietrame ricoperto da scisti argillose oggi completamente distrutto
dai nubifragi e dal vandalismo umano. Reperti di rilievo sono: manufatti (alcuni
d'impasto grezzo cotti al sole; altri meglio lavorati, forse cotti al forno),
cocci, più esattamente di tombe. Frammenti ossei (tibie, ulne) umani
e di animali perfettamente calcificati. Sui fianche della collina sono state
rinvenute anche molte concrezioni calcaree, di una curiosa forma "dendritica".
Resti fossili: (meduse, conchiglie) di varie dimensioni, risalenti
alla sommersione del periodo pliocenico, simili a soggetti tuttora viventi
nei mari della Sonda, fossili marini di clima caldo.
La presenza di scarsi frammenti di ceramiche elleniche, attesta
che la tribù aborigena, asserragliata sull'amba lontana del mare, può
aver mantenuto, scambi commerciali con le popolazioni di oltre mare , e, forse,
assorbita da esse ed ellennizzate.(Da
V. Zavaglia - MAMMOLA - Edizioni Frama)