Lo strumento principale è la (majija) con sezione concava per l’impastatura e due spianatoi laterali. Le bacinelle sono di acciaio. Foglie secche di castagno.
I locali utilizzati sono le cucine rustiche di famiglia con i forni a legna ed i panifici industriali
Osservazioni sulla tradizionalita’, la omogeneita’ della diffusione la produzione nel tempo delle regole produttive
La tradizione vuole che si mangi il Pane Pizzata quando si macella il maiale nel periodo invernale e quando si macinano le olive al frantoio per assaggiare l’olio. Anticamente era considerato il pane dei poveri.
La specie migliore di granturco è quello coltivato nei terreni montani non irrigui (siccagni). Le antiche cultivar locali (Castejuvetaro, Spanaroti, Simenteja, Turchisto) negli ultimi vent’anni sono state sostituite da quelle selezionate, in quanto gli agricoltori ricavano una quantità di produzione maggiore che viene utilizzata anche per gli allevamenti zootecnici.
Il
mais deve essere macinato al mulino ad acqua, in quanto si ricava una farina
profumata che ne conserva tutte le
caratteristiche organolettiche. Il Pane Pizzata che si ottiene dalla farina
così prodotta è particolarmente apprezzato per la fragranza e il gusto.
Viene commercializzato nelle panetterie, nei panifici e nei negozi di generi alimentari.
Il Pane Pizzata si mangia con piatti rustici della cucina calabrese; ad esempio con le frittole di maiale, con alici o sarde salate sott’olio, con lo stocco e patate, con fagioli di montagna, o, molto semplicemente, con peperoncino macinato e olio d’oliva extravegine.
Da “Paniere della Locride” - Relazione mappatura delle produzioni agroalimentari tipiche e tradizionali della Locride.
(GAL LOCRIDE - Programma di Iniziativa Comunitaria Leader II)
