







Le cartoline, create per l'occasione, riportano creazioni dell'artista locale Elvy Barillaro che ha raffigurato, col disegno, i tre luoghi simboli che ricordano Ferrari:
L'annullo raffigura un vecchio sigillo che ha rappresentato ufficialmente il Comune di Mammola dal 1914 fino all'inizio del periodo fascista. Esso ha ripreso il simbolo di una loggia massonica risorgimentale di Mammola "La Valle della Viola", che aveva combattuto contro il regime dispotico dei Borboni, e riproduce i tre colli alle spalle del paese con in cima alla più alta la viola mammola mentre sorge il sole ridente .
Celebrato Francesco Ferrari, nel 150. anniversario della
morte
Quel martire della libertà
(Piero Roberto)
MAMMOLA È stata una giornata storica quella del 26 aprile scorso in occasione del 150. anniversario del martirio dell'eroe mammolese Francesco Ferrari, patrocinata dall'Amministrazione Comunale di Mammola e dal Comitato organizzatore. La cerimonia si è aperta in un tripudio di folla davanti al palazzo municipale, dove il complesso bandistico, le bandiere, gli striscioni degli studenti delle scuole cittadine hanno offerto un fantastico colpo d'occhio.
Quindi un corteo ha attraversato le strade della cittadina. In piazza XX Settembre, tra il raccoglimento generale dei presenti, è stata scoperta una lapide in ricordo del martire. Il sindaco della cittadina, arch. Antonio Longo, ha ricordato l'avvenimento con toccanti parole. La manifestazione ufficiale si è svolta nei locali della scuola media, dove il prof. Antonio Scordino, coordinatore dei lavori e presidente del comitato scientifico, ha svolto una approfondita analisi sugli avvenimenti degli anni 1847/48 e che hanno visto la sommossa e l'eccidio dei cinque martiri di Gerace, rei solamente per avere sventolato per primi il tricolore.
Il prof. Giuseppe Caridi, docente all'Università di Messina e presidente della Deputazione regionale di storia patria, si è soffermato su: «Il 1848 in Calabria» e ha messo a fuoco i momenti più esaltanti delle insurrezioni popolari, gli uomini che sacrificarono la loro vita nella lotta contro il regime borbonico, spietato e poliziesco nei confronti delle popolazioni meridionali.
Con un appassionato e acuto ragionamento, il prof. Stefano Scarfò, oratore ufficiale, storico e ricercatore delle vicende calabresi e mammolesi, ha trattato il tema: «Francesco Ferrari e il Risorgimento in Calabria, con particolare riguardo a Mammola». Scarfò ha descritto il clima incandescente che aveva infiammato gli animi più illuminati dopo il decennio napoleonico, la fondazione della loggia massonica, detta «Valla della Viola», la successiva nascita della carboneria, i momenti più tragici in seguito alla fucilazione dei martiri di Gerace, l'azione rivoluzionaria portata avanti dal giovane mammolese Francesco Ferrari a Napoli, dove conseguì la laurea in legge e la sua adesione ai movimenti insurrezionali e massonici scatenò contro di lui e i suoi compagni la reazione del regime borbonico.
La professoressa Caterina Mammola si è soffermata, invece, su: «Don Antonio Albanese, il pensiero e la sua azione politica» e al quale, nel corso della cerimonia, è stata intitolata la Scuola media. Sono seguiti gli interventi del dirigente scolastico, Pietro Schipilliti, del prof. Vincenzo Cataldo, che ha svolto la sua tesi su «Cospirazione, economia e società nel distretto di Gerace dal 1847 all'Unità d'Italia»; del prof. Polimeni, che si è soffermato su «Massoni e carbonari nella Locride».
Esattamente 150 anni fa -dopo tre duri anni di carcere -alle ore ventuno del 26 aprile 1851 veniva eseguita, tramite decapitazione nella pubblica piazza di S. Filippo (oggi Piazza del Carmine) di Reggio Calabria, la sentenza di condanna a morte di Francesco Ferrari emessa dalla Suprema Corte Speciale borbonica la sera prima.
Noi non sappiamo se il corpo del giovane Francesco Ferrari abbia ricevuto degna e solenne sepoltura, dal momento che quel giorno furono eseguite tante altre sentenze di morte per reati comuni. Possiamo, tuttavia, immaginare che tra le mura della casa domestica, che un tempo sorgeva in questo luogo, è echeggiato tristemente il grido di dolore dei suoi contristati genitori. Già altre volte quella casa era stata di discussioni, cospirazioni e delusioni, legate agli eventi risorgimentali nella locride: vogliamo qui ricordare che il 6 settembre del 1847 il nobile F . Falletti di Siderno era venuto a Mammola e dal balcone del Palazzo di Francesco Ferrari era pronto ad issare il vessillo tricolore.
Poi il movimento dei giovani cospiratori fallì. Da questo episodio e dal quello del 14 febbraio del 1858, che culminò nell'arresto del nostro Francesco Ferrari, possiamo dedurre se e quanto la nostra cittadina abbia assunto legami stretti con i fatti dei Cinque Martiri di Gerace, perche animata dallo spirito liberale e patriottico soprattutto della parte migliore della intellighentia mammolese del tempo. Mammola, i mammolesi -ci chiediamo -ebbero un ruolo in quella ventata di liberazione dalla dominazione borbonica? Non possiamo tacere infatti, come F. Ferrari ebbe come maestro G. Antonio Albanese discepolo, anche lui, di quell'abate Giuseppe Lamanna -mammolese, di spirito liberale e professore presso la facoltà di giurisprudenza del Regia Università degli Studi di Napoli -che annoverava, tra gli altri, discepoli come Carlo Pisacane, Carlo Gallozzi, Domenico Mauro, Gaetano Ruffo, Michele Bello, Francesco De Sanctis e Vincenzo Clausi.
Commemorando il giovane patriota F. Ferrari, quindi, miriamo all'esigenza di rileggere una pagina del Risorgimento vissuta intensamente in Calabria ed in particolare chiarendo alcuni aspetti della vicenda mammolese nel contesto degli eventi registrati nella locride tra il 1847 e i 1848, completamente ignorati dalla storiografia ufficiale postunitaria e che sono pregni di dignità storica inspiegabilmente taciuta.
Questi obiettivi sono alla base del programma ufficiale, messo a punto dalle odierne manifestazioni.L' Amministrazione comunale, sensibile come sempre alla storia della nostra Città, in questa circostanza ha inteso commemorare uno dei suoi migliori e sfortunati figli per additarlo ancora alle nuove generazioni come esempio di eroismo e di combattente per la libertà.Ed insieme ad esso ricordare altri illustri uomini che hanno onorato Mammola, la locride e la Calabria durante il Risorgimento, come Giuseppe Antonio Albanese -sacerdote, filosofo e rivo- luzionario -che patì il carcere per gli stessi ideali del Ferrari, ma ricevette il riconoscimento delle sue qualità intellettuali quando fu nominato nel 1860 professore e preside del Liceo Campanella di Reggio Calabria, che rifiutò, ed unanime consenso politico del Mandamento di Mammola quando fu eletto al Consiglio Provinciale del 1861: a questa figura di educatore proporremo l'intitolazione dell'Istituto Scolastico Comprensivo della nostra Città -così come era desiderio del compianto don V. Zavaglia.A Francesco Ferrari -anche per onorare un debito storico nei suoi confronti, invocato dal medico e letterato Carmelo Agostino, coevo ed adepto della sua stessa consorteria mammolese, quando lamentava la mancanza di "...un marmo che lo additi alla memoria dei posteri". -abbiamo voluto dedicare questa lapide marmorea ed erigerla su quella che dobbiamo considerare come sacra reliquia di patria memoria: l'ultimo frammento murario e testimonianza di quello che fu il Palazzo di F. Ferrari, per ricordare a noi e alle generazioni future una pagina gloriosa, benchè triste, della nostra storia.
Nel concludere -prima del solenne gesto di scoprimento della lapide, accompagnato dalla fanfara con le note dell 'Inno di Mameli, e passare alla sua benedizione -mi si conceda di leggere, in breve, come il nostro Eroe è stato ricordato in passato ad alcuni storici e letterati:
-Carmelo AGOSTINO: "Nasceva in questa fortunosa terra di Mammola nel 1802: crebbe uomo di nobili sentimenti, di ferme risoluzioni, umanitario, patriota, cultore di lingue, erudito nella Storia, Avvocato di professione, si dilettava di musica e drammatica. Col risorgimento italico ebbe a cuore la nazionale indipendenza”
-Don Domencio ZANGARI: "In Mammola fu di grande autorità presso il popolo, perche concitato tributo dei diritti conculcati del debole e dell'umile, vendicatore intrepido dei soprusi esercitati dai nobili e dai ricchi, gratuitamente e con impegno colà accorreva dove era da riparare un torto o da difendere , povero ".
-Don Vincenzo ZAVAGLIA: "Questo di Francesco Ferrari fu uno dei tanti processi tenuti in Calabria nel periodo borbonico e senza dubbio uno dei più importanti, dopo quello dei fratelli Bandiera e dei martiri di Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzone, Rocco Verduci e Domenico Salvadori ".
-M. D' AYALA: "Saliva con passo fermo ed animo invitto la ghigliottina, innalzata dalla piazza S. Filippo di Reggio Calabria, e suggellava col sangue la fede giurata alla libertà d'ltalia ". Viva Francesco Ferrari! Viva Mammola!
Arch. Antonio LONGO - Sindaco di Mammola