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FIUME CHIARO
Partendo da Mammola, centro premontano con sede
della Cominità Montana ‘Limina’, ci s’incammina verso nord, per imboccare
il letto del fiume Chiaro all’altezza del ponte del Vecchio. Anticamente Locanus,
il Chiaro nasce tra le montagne Aciari di li Novari ed il Vardaro, nel comune
di Mammola. Grande affluente del fiume Torbido, deve il suo nome alla limpidezza
delle sue acque, che crea un habitat naturale e favorevole alla vita di numerose
trote ed anguille. Lambisce, nel suo tratto più tranquillo, la parte bassa
di Mammola, dove, fino a qualche anno fa, le donne, combinando insieme il
sapone fatto in casa e l’acqua corrente e limpida del Chiaro, lavavano sia
la biancheria familiare sia la lana e la ginestra che poi usavano per tessere
le coperte, con gli antichi telai di legno. L’itinerario si sviluppa sul sentiero
che risalendo controcorrente costeggia il fiume seguendo il suo corso tortuoso
a volte stretto a volte più largo. Dopo un tratto pianeggiante, esso segue
un andamento più impegnativo con brevi e ripide salite, attraverso le quali
si superano gli sbarramenti trasversali (n° 5 briglie), costruite nel recente
passato per addolcire la velocità delle acque del Chiaro, sopratutto nel periodo
invernale. Proseguendo sempre controcorrente, si attraversa il profondo canalone,
formato dalla sua millenaria azione carsica, sulle cui sponde, ripidi pendii,
l’uomo ha ricavato, sottraendoli alla natura selvaggia, piccoli poderi agricoli
da cui traeva il proprio sostentamento. Ancora oggi s’intravedono, nella fitta
vegetazione, piccole casette che i contadini avevano costruito insieme a quelle
opere idrogeologiche (dimacere, gebbie) in pietra di fiume, necessarie all’agricoltura
e che l’abbandono e l’incuria stanno disfacendo. Il Chiaro, formato da numerosi
ruscelletti che scendono da profondi valloni, ha rappresentato un valido sostegno
all’attività dell’uomo. L’acqua del fiume, che d’estate tuttora serve per
l’irrigazione agricola, veniva usata anche come fonte d’energia per alimentare
i mulini disseminati lungo il suo corso, in prossimità del paese, dove ancora
esistono significative testimonianze (mulino della Melia, di Rosa e quello
del Vecchio, l’unico in provincia di Reggio Calabria ancora in attività).
Ma il fiume era anche importante, per le popolazioni della zona, poichè da
esso prelevavano la pietra granitica, che valenti maestri artigiani (scalpellini)
trasformavano pazientemente, sia in strumenti di lavoro (ruote di mulino e
di frantoi) sia in opere edilizie ed architettoniche (portali, balconi, gradini,
mensole) sia di grande pregio ornamentale e strutturale.
PASSO LIGUTTIA
Superata la quinta briglia e dopo un tratto più
riposante s' arriva al Passo di li dui fiumari o Passo Liguttia dove due grossi
torrenti, confluendo, danno origine al fiume Chiaro La zona, sfruttata nel
passato molto bene dal punto di vista agricolo, con coltivazioni di noci ed
ortaggi, oggi è impervia e selvaggia e quindi rifugio di cinghiali che quì
trovano abbondante cibo ed acqua per vivere e riprodursi. A questo punto prendendo
il torrente di destra ci s’incammina su un viottolo che percorre la fiancata
boscosa della montagna, a fianco dello stretto corso d'acqua, per poi svilupparsi,
scavalcandolo, su quella opposta. La vegetazione, che cambia man mano si sale,
è costituita da querce, castagni secolari ed estese macchie di leccio che
rappresentano l’habitat di numerosi uccelli e fonte di cibo a ghiri, scoiattoli
ed altri piccoli roditori
CAMI
Superata la salita in mezzo al bosco si arriva in
una zona premontana pianeggiante e con scarsa vegetazione ad alto fusto, detta
Cami. Cami ha rappresentato fino agli anni sessanta il ‘granaio’ di Mammola
per la grande produzione di cereali che forniva. Morfologicamente ad ampie
terrazze, oggi è destinata a prato-pascolo a mandrie di bestiame (bovini e
caprini) allevate allo stato brado che danno, proprio per questo, un ottimo
latte che gli allevatori trasformano, alla maniera ancora tradizionale, in
tipici formaggi e latticini. Tra questi merita una particolare menzione la
ricotta salata, tipica in Calabria, affumicata esclusivamente con legno di
castagno che le dà un profumo ed un sapore unico. Diffusa anche la coltivazione
della vite fragula, l’unica a resistere a queste altezze e a climi freddi,
la cui uva dà un vino a bassa gradazione da consumarsi giovane. Attraversati
per intero i piani di Cami e scavalcato l’omonimo torrente, si prosegue, riprendendo
la salita, su una strada sterrata a tornanti che porta al villaggio U.N.R.R.A.al
Passo Limina.
VILLAGGIO U.N.R.R.A.
Quando, finita la salita si apre alla vista l’altipiano
dall’aspetto quasi alpino, si è giunti al Villaggio UNRRA, dove si può fare
una sosta di ristoro per consumare il pasto e rifornirsi d’acqua di sorgente.
All’interno del villaggio è anche possibile allestire un campo di tende per
eventuali pernottamenti e consumare i pasti presso una delle trattorie tipiche,
site a breve distanza. Le case che compongono il villaggio furono originariamente
costruite per assegnarle ai contadini, rimasti senza abitazione a causa dell’alluvione
che nel 1951 colpì duramente la zona. Ma, da questi rifiutate poichè lontane
dai loro poderi, subirono nel tempo un graduale abbandono e conseguente degrado,
anche per il totale disinteresse degli Enti Pubblici territoriali. Immerso
nel cuore di una sempreverde pineta è situato in una posizione geograficamente
molto felice poichè facilmente raggiungibile. La costruzione dello svincolo
di collegamento con la Superstrada Ionio-Tirreno ha fortemente potenziato
la vocazione turistica della zona, che offre paesaggi stupendi e bellezze
naturali tipicamente aspromontane. Infatti sono sempre più numerosi i turisti
che fanno pic-nic, dopo aver arrostito carni e stocco di Mammola nei barbecu
costruiti dalla forestale, in mezzo alla fresca pineta che circonda il villaggio.
Ma quì l’afflusso maggiore di persone si ha il 15 agosto di ogni anno, quando
si festeggia, nella piccola chiesetta del villaggio, la Madonna dell’Assunta,
con la processione e la benedizione delle autovetture. Negli anni questa festa
è divenuta non solo un richiamo religioso ma anche turistico e sociale, poichè
è un’occasione ed un punto d’incontro tra popolazioni provenienti da due zone,
Ionica e Tirrenica, territorialmente separate e diverse.
PASSO DELLA LIMINA
Al centro della catena appenninica calabrese congiunge,
senza soluzione di continuità, attraverso i dossoni della Melia, il gruppo
delle Serre con l’Aspromonte facendo anche da confine sia al Parco Nazioanle
dell’Aspromonte sia tra il versante Jonico e quello Tirrenico. Grazie a questa
posizione geografica centrale, il Passo della Limina rappresenta uno snodo
territoriale importante dove s’incrociano strade che collegano zone diverse:
Svincolo Superstrada -Limina, S.S. 281 (Marina di Gioiosa Jonica-Rosarno),
Strada Prov. Giffone-bivio per le Serre -Diga Metramo-Galatro, Strada Prov.
San Giorgio M.-Stalletti-Marcinà, Strada San Nicodemo. Proprio per questo
è stato inserito di recente negli itinerari nazionali del Club Alpino Italiano
- Sentiero d’Italia, come punto d’arrivo della tappa n° 54 (Zomaro-Passo Limina)
e come punto di partenza della tappa n° 55 (Passo Limina- Mongiana). La morfologia
di questo territorio è alquanto varia e suggestiva. Estesi e verdi pascoli
si alternano a rigogliosi boschi di faggi, di pini e di abeti, interrotti,
a volte, da alture che possono raggiungere la massima altezza di 1000 mt..
Da uno di questi, Monte Limina, nelle nitide giornate si possono scorgere
chiaramente le isole Eolie, parte della Sicilia, la vetta dell’Etna, i due
mari calabresi. Se la natura quì è stata molto generosa, lo stesso non si
può dire dell’uomo. La presenza di due grosse cave, aperte a suo tempo per
estrarre una grandissima quantità di materiale inerte (terra e pietrame) da
destinare alla costruzione della Diga sul Metramo, sta causando notevoli danni
ambientali all’intero altopiano. Purtroppo, a distanza di anni, questo sfregio
alla natura, ancora, persiste. Non si è, cioè, ripristinato lo stato dei luoghi
originario, come tra l’altro, era stabilito dalle autorizzazioni e nulla-osta
rilasciate dalle Autorità competenti, per l’apertura delle due cave, alla
fine dei lavori della grande diga. Il Passo della Limina è ricordato, anche,
dalla cronaca sportiva, poiché, nel giro ciclistico originario della Provincia
di Reggio Calabria, era considerato il più impegnativo Gran Premio della Montagna,
spesso decisivo per la vittoria finale dello stesso Giro che ha visto la partecipazione
di grandi campioni del Ciclismo nazionale ed internazionale. Porta il nome
Limina la galleria della Superstrada Jonio-Tirreno, tra le più lunghe d’Italia,
poiché attraversa le viscere della sua montagna per un percorso di circa 3200
mt..
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