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Ufficio Servizi Culturali del Comune di Mammola
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trekking
Itinerario naturalistico e paesaggistico
Risalendo il Chiaro
ITINERARIO: Mammola - Fiume Chiaro-Passo Liguttia-Cami-Villaggio UNRRA - Passo della Limina.

 

Itinerari Trekking

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Manifestazioni

Informazioni

  • Segnaletica: colore rosso-bianco-rosso
  • Tempo: 4 -5 ore
  • Altitudine: minima 240 m; massima 850 m
  • Periodo: primavera-estate-autunno
  • Difficoltà: escursionistico-impegnativo
  • Collegamenti: Superstrada Ionio-Tirreno; SS 281
  • Appoggi: Comunità Montana “Limina”- Comune di Mammola CFS di Mammola 0964/414030 - Croce Viola 0964/418063 Aziende Agrituristiche, Trattorie e Ristoranti

 

FIUME CHIARO

Partendo da Mammola, centro premontano con sede della Cominità Montana ‘Limina’, ci s’incammina verso nord, per imboccare il letto del fiume Chiaro all’altezza del ponte del Vecchio. Anticamente Locanus, il Chiaro nasce tra le montagne Aciari di li Novari ed il Vardaro, nel comune di Mammola. Grande affluente del fiume Torbido, deve il suo nome alla limpidezza delle sue acque, che crea un habitat naturale e favorevole alla vita di numerose trote ed anguille. Lambisce, nel suo tratto più tranquillo, la parte bassa di Mammola, dove, fino a qualche anno fa, le donne, combinando insieme il sapone fatto in casa e l’acqua corrente e limpida del Chiaro, lavavano sia la biancheria familiare sia la lana e la ginestra che poi usavano per tessere le coperte, con gli antichi telai di legno. L’itinerario si sviluppa sul sentiero che risalendo controcorrente costeggia il fiume seguendo il suo corso tortuoso a volte stretto a volte più largo. Dopo un tratto pianeggiante, esso segue un andamento più impegnativo con brevi e ripide salite, attraverso le quali si superano gli sbarramenti trasversali (n° 5 briglie), costruite nel recente passato per addolcire la velocità delle acque del Chiaro, sopratutto nel periodo invernale. Proseguendo sempre controcorrente, si attraversa il profondo canalone, formato dalla sua millenaria azione carsica, sulle cui sponde, ripidi pendii, l’uomo ha ricavato, sottraendoli alla natura selvaggia, piccoli poderi agricoli da cui traeva il proprio sostentamento. Ancora oggi s’intravedono, nella fitta vegetazione, piccole casette che i contadini avevano costruito insieme a quelle opere idrogeologiche (dimacere, gebbie) in pietra di fiume, necessarie all’agricoltura e che l’abbandono e l’incuria stanno disfacendo. Il Chiaro, formato da numerosi ruscelletti che scendono da profondi valloni, ha rappresentato un valido sostegno all’attività dell’uomo. L’acqua del fiume, che d’estate tuttora serve per l’irrigazione agricola, veniva usata anche come fonte d’energia per alimentare i mulini disseminati lungo il suo corso, in prossimità del paese, dove ancora esistono significative testimonianze (mulino della Melia, di Rosa e quello del Vecchio, l’unico in provincia di Reggio Calabria ancora in attività). Ma il fiume era anche importante, per le popolazioni della zona, poichè da esso prelevavano la pietra granitica, che valenti maestri artigiani (scalpellini) trasformavano pazientemente, sia in strumenti di lavoro (ruote di mulino e di frantoi) sia in opere edilizie ed architettoniche (portali, balconi, gradini, mensole) sia di grande pregio ornamentale e strutturale.

PASSO LIGUTTIA

Superata la quinta briglia e dopo un tratto più riposante s' arriva al Passo di li dui fiumari o Passo Liguttia dove due grossi torrenti, confluendo, danno origine al fiume Chiaro La zona, sfruttata nel passato molto bene dal punto di vista agricolo, con coltivazioni di noci ed ortaggi, oggi è impervia e selvaggia e quindi rifugio di cinghiali che quì trovano abbondante cibo ed acqua per vivere e riprodursi. A questo punto prendendo il torrente di destra ci s’incammina su un viottolo che percorre la fiancata boscosa della montagna, a fianco dello stretto corso d'acqua, per poi svilupparsi, scavalcandolo, su quella opposta. La vegetazione, che cambia man mano si sale, è costituita da querce, castagni secolari ed estese macchie di leccio che rappresentano l’habitat di numerosi uccelli e fonte di cibo a ghiri, scoiattoli ed altri piccoli roditori

CAMI

Superata la salita in mezzo al bosco si arriva in una zona premontana pianeggiante e con scarsa vegetazione ad alto fusto, detta Cami. Cami ha rappresentato fino agli anni sessanta il ‘granaio’ di Mammola per la grande produzione di cereali che forniva. Morfologicamente ad ampie terrazze, oggi è destinata a prato-pascolo a mandrie di bestiame (bovini e caprini) allevate allo stato brado che danno, proprio per questo, un ottimo latte che gli allevatori trasformano, alla maniera ancora tradizionale, in tipici formaggi e latticini. Tra questi merita una particolare menzione la ricotta salata, tipica in Calabria, affumicata esclusivamente con legno di castagno che le dà un profumo ed un sapore unico. Diffusa anche la coltivazione della vite fragula, l’unica a resistere a queste altezze e a climi freddi, la cui uva dà un vino a bassa gradazione da consumarsi giovane. Attraversati per intero i piani di Cami e scavalcato l’omonimo torrente, si prosegue, riprendendo la salita, su una strada sterrata a tornanti che porta al villaggio U.N.R.R.A.al Passo Limina.

VILLAGGIO U.N.R.R.A.

Quando, finita la salita si apre alla vista l’altipiano dall’aspetto quasi alpino, si è giunti al Villaggio UNRRA, dove si può fare una sosta di ristoro per consumare il pasto e rifornirsi d’acqua di sorgente. All’interno del villaggio è anche possibile allestire un campo di tende per eventuali pernottamenti e consumare i pasti presso una delle trattorie tipiche, site a breve distanza. Le case che compongono il villaggio furono originariamente costruite per assegnarle ai contadini, rimasti senza abitazione a causa dell’alluvione che nel 1951 colpì duramente la zona. Ma, da questi rifiutate poichè lontane dai loro poderi, subirono nel tempo un graduale abbandono e conseguente degrado, anche per il totale disinteresse degli Enti Pubblici territoriali. Immerso nel cuore di una sempreverde pineta è situato in una posizione geograficamente molto felice poichè facilmente raggiungibile. La costruzione dello svincolo di collegamento con la Superstrada Ionio-Tirreno ha fortemente potenziato la vocazione turistica della zona, che offre paesaggi stupendi e bellezze naturali tipicamente aspromontane. Infatti sono sempre più numerosi i turisti che fanno pic-nic, dopo aver arrostito carni e stocco di Mammola nei barbecu costruiti dalla forestale, in mezzo alla fresca pineta che circonda il villaggio. Ma quì l’afflusso maggiore di persone si ha il 15 agosto di ogni anno, quando si festeggia, nella piccola chiesetta del villaggio, la Madonna dell’Assunta, con la processione e la benedizione delle autovetture. Negli anni questa festa è divenuta non solo un richiamo religioso ma anche turistico e sociale, poichè è un’occasione ed un punto d’incontro tra popolazioni provenienti da due zone, Ionica e Tirrenica, territorialmente separate e diverse.

PASSO DELLA LIMINA

Al centro della catena appenninica calabrese congiunge, senza soluzione di continuità, attraverso i dossoni della Melia, il gruppo delle Serre con l’Aspromonte facendo anche da confine sia al Parco Nazioanle dell’Aspromonte sia tra il versante Jonico e quello Tirrenico. Grazie a questa posizione geografica centrale, il Passo della Limina rappresenta uno snodo territoriale importante dove s’incrociano strade che collegano zone diverse: Svincolo Superstrada -Limina, S.S. 281 (Marina di Gioiosa Jonica-Rosarno), Strada Prov. Giffone-bivio per le Serre -Diga Metramo-Galatro, Strada Prov. San Giorgio M.-Stalletti-Marcinà, Strada San Nicodemo. Proprio per questo è stato inserito di recente negli itinerari nazionali del Club Alpino Italiano - Sentiero d’Italia, come punto d’arrivo della tappa n° 54 (Zomaro-Passo Limina) e come punto di partenza della tappa n° 55 (Passo Limina- Mongiana). La morfologia di questo territorio è alquanto varia e suggestiva. Estesi e verdi pascoli si alternano a rigogliosi boschi di faggi, di pini e di abeti, interrotti, a volte, da alture che possono raggiungere la massima altezza di 1000 mt.. Da uno di questi, Monte Limina, nelle nitide giornate si possono scorgere chiaramente le isole Eolie, parte della Sicilia, la vetta dell’Etna, i due mari calabresi. Se la natura quì è stata molto generosa, lo stesso non si può dire dell’uomo. La presenza di due grosse cave, aperte a suo tempo per estrarre una grandissima quantità di materiale inerte (terra e pietrame) da destinare alla costruzione della Diga sul Metramo, sta causando notevoli danni ambientali all’intero altopiano. Purtroppo, a distanza di anni, questo sfregio alla natura, ancora, persiste. Non si è, cioè, ripristinato lo stato dei luoghi originario, come tra l’altro, era stabilito dalle autorizzazioni e nulla-osta rilasciate dalle Autorità competenti, per l’apertura delle due cave, alla fine dei lavori della grande diga. Il Passo della Limina è ricordato, anche, dalla cronaca sportiva, poiché, nel giro ciclistico originario della Provincia di Reggio Calabria, era considerato il più impegnativo Gran Premio della Montagna, spesso decisivo per la vittoria finale dello stesso Giro che ha visto la partecipazione di grandi campioni del Ciclismo nazionale ed internazionale. Porta il nome Limina la galleria della Superstrada Jonio-Tirreno, tra le più lunghe d’Italia, poiché attraversa le viscere della sua montagna per un percorso di circa 3200 mt..

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Testi, foto ed elaborazioni by Nico Agostino Pacifico
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