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Ufficio Servizi Culturali del Comune di Mammola

 

 

 

 

 

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Trekking
Itinerario naturalistico, paesaggistico, storico
Mammola - Monte Scifo
ITINERARIO: Mammola - Russo - Celano - Torrente Zarapotamo -Rodinella - Frazione Chiusa - Monte Scifo

 

Itinerari Trekking

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Informazioni

  • Segnaletica: colore rosso-bianco-rosso
  • Tempo: 4 ore
  • Altitudine: minima 240 m; massima 650 m
  • Periodo: tutto l'anno
  • Difficoltà: escursionistico-turistico
  • Collegamenti: Superstrada Ionio-Tirreno; Provinciale Staletti-Marcinà
  • Appoggi: Comunità Montana “Limina”- Comune di Mammola - CFS di Mammola 0964/414030 - Croce Viola 0964/418063 - Aziende Agrituristiche, Trattorie e Ristoranti

Partendo da Mammola, gli escursionisti, radunatosi presso gli svincoli della Superstrada Jonio-Tirreno, sotto gli archi monumentali dell'ex-ferrovia Calabro-Lucana, si diriggono verso il Fiume Torbido percorrendo un caratteristico ponte a sella d'asino sul Chiaro, pavimentato a pietra di fiume su struttura di ferro. Anche il Torbido si attraversa, vista l'ampiezza del suo letto, tramite un lungo ponte su grandi piloni di cemento per poi affrontare la leggera salita della contrada Celano, dolce collina di ulivi (Grossa di Mammola o Mammolese) fino ad arrivare al bivio Santa Venere (Antico insediamento monastico Basiliano) da dove si può già ammirare una panoramica di tutta la Vallata del Torbido fino al mare Jonio. Sullo sfondo verso la montagna il centro storico di Mammola.

A questo punto s'intraprende la strada a sinistra, in leggera discesa che attraversando il borgo rurale San Filippo, girandoa destra si raggiunge il torrente Zarapotamo, dalle acque chiare e tranquille tento da stimolare gli escursionisti al rifornimento di acqua per dissetarsi. Scavalcando un piccolo ponte di legno sul torrente ci s'incammina su un viottolo che allargandosi man mano e salendo gradualmente porta in contrada Acone, passando per i piani di Rodinella, destinati alla coltivazione grano, orzo, segale (jermanu).

Arrivati in cima alla collina s'incrocia la strada della frazioni la provinciale Marcinà - Stalletti che costeggia a valle, per un notevole tratto, le pendici del Monte Scifo. Dirigendosi verso la frazione Chiusa, che merita sicuramente una visita per le sue caratteristiche di borgo rurale antico, s'intraprende la mulattiera per la scalata del Monte Scifo salendo liberamente la pendice della montagna in direzione est-sud-est.per arrivare in cima.

Da questo momento in poi il percorso ha un andamento molto agevole. Da quì s'inizia a godere di un panorama stupendo. Lo sguardo può spaziare a 360 gradi per ammirare una grande parte di territorio che include lo Zomaro, Canolo, Le Dolomiti del Sud, Gerace, Tre Pizzi, e gran parte della costa jonica reggina: Roccella Jonica, Siderno, Locri. Davanti a noi la montagna tufacea di colore bianco si divide in una biforcazione dando vita ad una ampia vallata (del Torbido) che comprende Mammola, Grotteria, San Giovanni di Gerace, Martone, Gioiosa Jonica, Marina di Gioiosa Jonica che chiude in riva allo Jonio.

Si continua a camminare sul crinale della montagna, prestando, d'ora in poi, molta attanzione in alcuni punti abbastanza critici, resi tali dalla conformazione del terreno costituito prevalentemente di arenaria, quindi molto sdrucciolevole.

Si prosegue sino ad arrivare ad una biforcazione dove si continuerà sulla sinistra costeggiando il crinale fino in cima. Quì finalmente si potrà fare una sosta e consumando una leggera colazione a sacco ammirare megli il panorama di prima al quale si è aggiunta un'altra parte della costa jonica reggina: Ardore, Bovalino, Bianco, sino ad arrivare, se la giornata è limpida, a Capo Spartivento. Particolare bellezza assumono le bianche cime del Monte Scifo nelle prime ore mattutine e serali quando all'alba ed al tramonto li tinge di color ruggine. Quì gli amatori della fotografia possono sbizzarrirsi a ritrarre particolari della montagna stessa e ampi e unici scorsi panoramici.

Le fiancate della montagna, rigogliose di fresca erba, sono quotidianamente frequentate dai numerosi greggi di ovini e caprini custoditi da pastori delle frazioni vicine (Chiusa, Aspalmo)

Il tragitto prosegue poi in direzione ovest superando quattro piccole valli per poi iniziare il ritorno verso il punto di partenza e scendendocosteggiando in basso il lato ovest della montagna.

Per gli escursionisti che volessero percorrere soltanto l'itinerario sul Monte Scifo si consiglia i piedi del monte con l'automobile, lasciandola nell'ampio parcheggio della rotonda nella frazione Chiusa e proseguendo a piedi per il viottolo prima descritto.

Frazione Chiusa e Monte Scifo

La frazione Chiusa prende il nome dalla sua posizione topografica. Infatti è un villaggio chiuso dal torrente ad est e dal colle Scifo a nord, che la sovrasta e l'opprime con le sue ombre.

Di origine incerta, non di antica fondazione, è un insediamento rurale di di tipo mediovale caratterizzato dalle strada strettissime che si percorrono solo a piedi, e dalle case piccole e costruite con materiali del luogo. Sorge sul pendio dello Scifo, il cui etimo trarrebbe la sua origine, secondo la tradizione, dalla forma del recipiente di legno dove vengono pelati i maiali o dall'etimo ebraico "scifo" = nudo, senza vegetazione.

Sulla cima dell'amba tabulare pliocenica furono rinvenuti reperti archeologici, com e monete, armi, e cocci di vaaasellame d'argilla. Esistono ancora tracce e ruderi di tombe dove furono rinvenuti resti umani, testimoniantiuna antica comunità di incerta origine.

Nel territorio di Chiusa, e precisamente a valle, si può osservare ancora una grotta ampia e profonda detta "dei monaci", che la tradizione fa risalire a molti secoli addietro, e intorno ad essa si narrano molte leggende popolari, com e quella del tesoro nascosto "vincolato", e di un misterioso canto salmodico di monaci nelle notti estive.

Dallo studio dei resti archeologici, si ritiene che sul monte Scifo sia esistito un villaggio indigeno dell'età del ferro (XI-VII sec A.C.). Esistono tracce di un complesso edilizio rudimentale, costituito da capanne in pietrame ricoperto da scisti argillose oggi completamente distrutto dai nubifragi e dal vandalismo umano. Reperti di rilievo sono: manufatti (alcuni d'impasto grezzo cotti al sole; altri meglio lavorati, forse cotti al forno), cocci, più esattamente di tombe. Frammenti ossei (tibie, ulne) umani e di animali perfettamente calcificati. Sui fianche della collina sono state rinvenute anche molte concrezioni calcaree, di una curiosa forma "dendritica".

Resti fossili: (meduse, conchiglie) di varie dimensioni, risalenti alla sommersione del periodo pliocenico, simili a soggetti tuttora viventi nei mari della Sonda, fossili marini di clima caldo.

La presenza di scarsi frammenti di ceramiche elleniche, attesta che la tribù aborigena, asserragliata sull'amba lontana del mare, può aver mantenuto, scambi commerciali con le popolazioni di oltre mare , e, forse, assorbita da esse ed ellennizzate.(Da V. Zavaglia - MAMMOLA - Edizioni Frama)

 
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