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Ufficio Servizi Culturali del Comune di Mammola

 

 

 

 

 

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Trekking
Itinerario naturalistico, paesaggistico, storico
Mammola - schioppo di Salino
ITINERARIO: Mammola - Sansone - fiume Torbido - Miniera Macariace - Scala - Schioppo di Salino

 

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Informazioni

  • Segnaletica: colore rosso-bianco-rosso
  • Tempo: 3 ore
  • Altitudine: minima 240 m; massima 400 m
  • Periodo: privamera-estate-autunno
  • Difficoltà: escursionistico-turistico
  • Collegamenti: Superstrada Ionio-Tirreno; SS. 281
  • Appoggi: Comunità Montana “Limina”- Comune di Mammola - CFS di Mammola 0964/414030 - Croce Viola 0964/418063 - Aziende Agrituristiche, Trattorie e Ristoranti

L'itinerario, qui proposto, parte da Mammola e si sviluppa, sovrapponendosi per un lungo tratto, sul Sentiero dei Greci che porta verso il Santuario San Nicodemo. All'altezza degli svincoli della Superstrada Jonio - Tirreno dove gli archi monumentali della ex-ferrovia fanno bella mostra di sè, ci si dirigge verso il Fiume Torbido percorrendo un caratteristico ponte a sella d'asino sul Chiaro, pavimentato a pietra di fiume su struttura di ferro. Quando s'incontra lo svincolo per Cinquefrondi-Rosarno ci s’incammina verso destra su una strada sterrata che costeggia l’ampio letto del fiume Torbido.

Chiamato anticamente Proteriate, Turbolo ma anche Sagra, deve il suo nome attuale all’aspetto torbido delle sue acque che spesso assumono, per la natura del terreno che attraversano, la colorazione del fango. Minaccioso e turbolento, specie nella stagione più piovosa, nasce in località Stimpato, alle spalle del Monte San Nicodemo, ai confini tra Mammola e San Giorgio Morgeto, e sfocia, dopo un lungo percorso, e dopo aver ricevuto numerosi affluenti, nel mar Jonio, tra Marina di Gioiosa J. e Siderno.

L’enorme larghezza del suo greto, soprattutto nella parte finale, insieme ad elememti geologici ed archeologici, hanno avvalorato l’ipotesi, sostenuta da alcuni studiosi, che un tempo il fiume era navigabile, e che la battaglia dove i Locresi alleati con i Reggini sconfissero i forti Crotonesi, avvenne proprio sul Torbido (VI sec. a.c.). Anticamente il letto del fiume era usato dai Locresi della Magna Grecia come grande via di comunicazione per raggiungere l’altro mare (Tirreno).

Il sentiero, che costeggia il fiume sulla riva destra, attraversa l'ampia vallata racchiusa ai lati da enormi costoni ripidi e coperti da una vegetazione rigogliosa che cambia man mano si sale verso la cima. A livello di strada ampie zone irrigue coltivate ad ortaggi e agrumi si alternano a vigneti e frutteti che a volte nascondono casette rurali tipiche, con tetto spiovente e aia antistante. Mentre salendo nelle fiancate delle colline laterali si intravedono ancora "le dimacere", muretti a pietra di fiume che terrazzavano i poderi, una volta coltivati ad uliveti. Al di sopra, la macchia mediterrranea che si sta espandendo e conquistando sempre di più le zone basse, fatta di querce, leccio ed erica, abitat ideale di molti cinghiali, ghiri, martore, merli e falchetti

Dopo circa un'ora di cammino s'incontra uno dei più grandi affluenti del Torbido prima che questi arrivi a Mammola, il Macariace anch'esso turbolente dopo ogni piaggia violenta. Nel suo tratto finale e prima di confluire col Torbido sintravedono, ancora, in una fiancata, i ruderi del vecchio insediamento di una miniera. Negli anni 20-30 del secolo scorso erano attive alcune miniere disclocate nella zona, dove la Rumianca impresa mineraria di dimensioni nazionali, estraeva grandi quantità di ferro e zolfo. Questa attività è stata molto importante dal punto di vista economico per Mammola poichè erano numerose le persone, tra queste molte donne, che vi lavoravano e che ancora oggi qualcuno di loro ricorda l'enorme fatica per trasportare a spalla, in grandi cesti, le grosse pietre estratte.

Superato il primo vallone, il tragitto prosegue con la stessa andatura costeggiando gli alti piloni (60-70 mt) che sorreggono il lungo nastro asfaltato della superstrada che come un serpente corre verso la montagna prima di essere inghiottito dal lungo tunnel della galleria San Nicodemo (Km 3,2).Quindi si arriva ad un altro vallone dove sfocia tra la contrada Scala e l'inizio della salita di passo Sella, che porta al Santuario San Nicodemo, il tortuoso il torrente Salino.

Da qui s'inbocca la stretta gola per risalirlo lungo un percorso accidentato tracciato dallo stesso torrente tra grandi massi, l'acqua spumeggiante e le pareti roccioso inerbicate di arbusti selvaggi.

Dopo circa mezzora di cammino ecco che all'improvviso compare dietro una curva lo schioppo (alta cascatella) di Salino che da circa 30/35 mt scende su una ripida parete rocciosa con rumore scrosciante e creando a terra un piccolo laghetto (gurna) dove nella bella stagione si può fare il bagno.Lo spettacolo e certamente assicurato visto il fascino che crea il getto d'acqua che cade con violenza da una certa altezza, rimbalzando più volte sulla parete come fosse un gioco della natura.

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Testi, foto ed elaborazioni by Nico Agostino Pacifico